Curva di Phillips: inflazione, disoccupazione e limiti
Scopri cosa collega la curva di Phillips a inflazione e risorse inutilizzate, e perché aspettative e shock possono spostarla senza un compromesso permanente.
In questa guidaChe cosa descrive la curva di Phillips
Breve sintesi
La curva di Phillips è un quadro di analisi che descrive come l’inflazione possa essere collegata alle risorse inutilizzate nell’economia, per esempio alla disoccupazione o alla capacità produttiva non impiegata. In alcune versioni di breve periodo, condizioni più tese possono esercitare pressioni al rialzo sui prezzi; aspettative, shock di offerta, scelte di misurazione e risposte di politica economica possono però spostare o rendere meno visibile il rapporto. Non è un menu permanente che consente ai responsabili delle politiche di scegliere un tasso di disoccupazione accettando in cambio un dato tasso d’inflazione.
Che cosa descrive la curva di Phillips
La curva di Phillips è una famiglia di modelli e relazioni empiriche, non una linea universale. La sua forma più nota nei manuali mostra un’associazione negativa di breve periodo tra inflazione e disoccupazione: quando il mercato del lavoro è teso, le imprese possono competere di più per assumere e far crescere salari e costi; una parte di quei costi può poi riflettersi sui prezzi. Se la domanda rallenta e aumenta la capacità inutilizzata, le pressioni su salari e prezzi possono attenuarsi. È un andamento possibile, non una legge valida in ogni mese e in ogni paese.
Il nome deriva dallo studio di A. W. Phillips del 1958 sul Regno Unito. L’analisi documentava un rapporto tra disoccupazione e variazione dei salari monetari su un lungo campione storico. La domanda originaria riguardava l’inflazione salariale, non tutte le misure moderne dei prezzi al consumo. In seguito gli economisti hanno esteso il quadro ai prezzi, introducendo aspettative, costi di offerta e misure della capacità inutilizzata. La ricostruzione della Federal Reserve sottolinea il ruolo dell’utilizzo delle risorse e delle aspettative nelle versioni successive. {source:fedKuglerInflationExpectationsPhillips2025} {source:frbsfOriginalPhillipsCurve2021}
Per questo un grafico che confronta disoccupazione e crescita dei salari non misura la stessa cosa di uno che confronta disoccupazione e inflazione CPI o PCE. Un modello può usare il divario di produzione, le offerte di lavoro o una misura più ampia dell’utilizzo delle risorse, invece del solo tasso di disoccupazione. L’etichetta “curva di Phillips” indica una parentela tra idee, ma non specifica né i dati né l’equazione.
Perché può emergere una relazione di breve periodo
Una spiegazione parte dal fatto che prezzi e salari non si adeguano tutti nello stesso momento. Alcune imprese modificano retribuzioni e listini solo periodicamente, perché rinegoziare contratti, aggiornare sistemi e avvisare i clienti richiede tempo. Se la domanda accelera prima che tutti i prezzi siano stati aggiornati, le imprese con prezzi ancora invariati possono ricevere più ordini e assumere; quelle che li aggiornano possono aumentarli. Per un certo periodo questa combinazione può accompagnarsi a più inflazione e meno disoccupazione. La rigidità nominale è un meccanismo possibile, non l’unica spiegazione del quadro. {source:fedPhillipsUnstableCurve2023} {source:frbsfPhillipsCurveBasics2008}
La capacità inutilizzata del mercato del lavoro è più ampia del numero di persone classificate come disoccupate. Difficoltà di assunzione, maggiore mobilità tra posti di lavoro, aumento delle ore lavorate o variazioni della produttività possono cambiare il modo in cui la domanda si trasmette a salari e costi per unità di prodotto. Il tasso di disoccupazione è utile perché viene rilevato regolarmente, ma resta un indicatore indiretto delle pressioni sulle risorse produttive.
La curva non afferma che ogni persona che trova lavoro faccia salire i prezzi. Rappresenta una relazione aggregata che può essere utile per ragionare su salari, prezzi fissati dalle imprese o previsioni. Un’impresa può assorbire un aumento dei costi nei margini, compensarlo con una maggiore produttività oppure trasferirlo ai clienti; le famiglie possono modificare la spesa e le autorità possono intervenire. Queste reazioni cambiano il modo in cui gli effetti del mercato del lavoro compaiono nell’inflazione misurata.
Aggiungere le aspettative e leggere l’equazione
Una versione semplice che include le aspettative può essere scritta così:
Inflazione = inflazione attesa − β × (tasso di disoccupazione − tasso di riferimento) + shock di offerta
In questa convenzione dei segni, β è positivo. Se la disoccupazione è sotto il tasso di riferimento, la differenza tra parentesi è negativa e il segno meno aggiunge pressione al rialzo, a parità di altre condizioni. Il tasso di riferimento è una stima della disoccupazione compatibile con un’inflazione stabile nel modello: non è osservabile direttamente e non va trattato come un numero fisso noto con certezza. Alcuni modelli usano invece il divario di produzione o un’altra misura della capacità inutilizzata. Anche i termini e le ipotesi variano. {source:frbsfPhillipsCurveBasics2008}
Consideriamo un esempio ipotetico, non una stima del rapporto attuale negli Stati Uniti. L’inflazione attesa è 2,0%, la disoccupazione di riferimento 4,5%, quella effettiva 3,5%, β è fissato a 0,4 punti percentuali d’inflazione per ogni punto percentuale di divario della disoccupazione e lo shock di offerta è zero. Il divario è 3,5% − 4,5% = −1,0 punto percentuale. Il contributo della capacità inutilizzata è −0,4 × (−1,0) = +0,4 punti; l’equazione dà quindi 2,0% + 0,4% = 2,4% d’inflazione.
Ora lasciamo invariati divario e β, ma ipotizziamo aspettative al 3,0% e uno shock di offerta che aggiunge 1,2 punti percentuali. Il risultato è 3,0% + 0,4% + 1,2% = 4,6%. L’esempio mostra perché il solo dato sulla disoccupazione non determina l’inflazione: contano anche aspettative e altri fattori di costo o di offerta. Coefficiente e valori sono inventati solo per illustrare il calcolo; non sono un parametro stimato, una previsione o dati aggiornati.
Breve periodo, lungo periodo e disoccupazione di riferimento
Una curva di breve periodo è tracciata ipotizzando un certo livello di inflazione attesa e altre condizioni date. Se le aspettative salgono, la curva può spostarsi verso l’alto: allo stesso tasso di disoccupazione può corrispondere un’inflazione maggiore. Se le aspettative diminuiscono, può spostarsi verso il basso. La curva descrive quindi combinazioni valide sotto determinate ipotesi, non un rapporto di scambio stabile tra due obiettivi di politica economica. Le aspettative incidono su richieste salariali, prezzi, condizioni di finanziamento e momento degli acquisti. {source:fedKuglerInflationExpectationsPhillips2025}
In molti modelli standard con prezzi o salari nominali rigidi, la curva di lungo periodo è verticale in corrispondenza di un tasso di disoccupazione sostenibile o “naturale”. L’idea è che col tempo lavoratori e imprese incorporino l’inflazione persistente nelle decisioni su salari e prezzi. Quando le aspettative si adeguano, un’inflazione stabilmente più alta non mantiene la disoccupazione sotto il suo livello sostenibile. È un risultato che dipende dalle ipotesi del modello, non la prova che un preciso tasso naturale sia noto o che ogni discussione sul lungo periodo sia risolta. {source:fedPhillipsUnstableCurve2023}
I tassi definiti “naturali”, “di equilibrio” o “non acceleranti l’inflazione” sono stime incerte e possono cambiare con le istituzioni del mercato del lavoro, la demografia, l’efficienza nell’incontro tra lavoratori e imprese o la produttività. Non sono un conteggio diretto dei lavoratori disponibili né un obiettivo leggibile da un singolo rapporto mensile. Trattare il riferimento come noto con precisione può far apparire il divario della disoccupazione più certo di quanto siano le prove.
Gli shock di offerta possono far salire insieme inflazione e disoccupazione
Uno shock di offerta cambia i costi di produzione o la quantità che l’economia può produrre a prezzi dati. Un brusco rincaro dell’energia importata, per esempio, può aumentare le spese di imprese e famiglie e, nello stesso tempo, comprimere produzione e assunzioni. L’inflazione può salire mentre aumenta anche la disoccupazione. Non è una contraddizione: lo shock sposta la relazione di breve periodo, invece di muovere l’economia lungo una curva immutata.
Può avvenire il contrario quando l’offerta migliora. Energia o trasporti meno costosi, strozzature che si allentano o una produttività più alta possono ridurre le pressioni sui costi anche mentre produzione e occupazione crescono. Alcuni prezzi possono scendere rispetto ad altri anche se il livello generale dei prezzi continua a salire. Il rincaro di una singola materia prima non spiega da solo l’andamento di un indice generale.
Gli anni Settanta vengono spesso citati per mostrare come aspettative e shock di offerta possano cambiare il rapporto osservato. I materiali della Federal Reserve Bank of San Francisco indicano questi fattori tra le possibili cause di uno spostamento, accanto ad altre spiegazioni delle variazioni nei dati. Un episodio storico aiuta a illustrare il quadro, ma non dimostra che la stessa causa spieghi ogni periodo successivo. {source:frbsfPhillipsCurveBasics2008} {source:frbsfPhillipsCurveStressTest2019}

Perché la curva stimata può apparire piatta, ripida o poco chiara
Un grafico a dispersione di inflazione e disoccupazione spesso non forma una linea discendente ordinata. I dati possono mescolare diverse fasi delle aspettative, shock di offerta, reazioni di politica economica, cambiamenti nel mercato del lavoro e momenti differenti del ciclo. Se una banca centrale restringe la politica monetaria dopo un aumento dell’inflazione, disoccupazione e inflazione possono muoversi in modo da nascondere lo shock iniziale. Una semplice correlazione non identifica da sola la causa.
I ricercatori devono scegliere misura dell’inflazione, indicatore di capacità inutilizzata, ritardi, periodo del campione e misura delle aspettative. Il livello sostenibile della disoccupazione è incerto; salari e prezzi si adeguano con tempi diversi; e alcuni modelli permettono alla pendenza di cambiare quando l’inflazione è molto alta o molto stabile. Una rassegna della Federal Reserve sulla pendenza della curva esamina i problemi di identificazione econometrica, le stime che indicavano un appiattimento prima della pandemia e la possibilità di dinamiche non lineari. Sono questioni di misurazione ancora aperte, non la conferma di un coefficiente invariabile. {source:fedPhillipsSlopeReview2024}
Una curva stimata più piatta significa che, in quella specificazione, una variazione data della misura scelta di capacità inutilizzata è associata a una risposta più contenuta dell’inflazione. Non significa che l’inflazione non possa cambiare. Aspettative, costi energetici e importati, produttività e politica economica possono avere più peso in quel campione o modello. Le ipotesi sull’appiattimento — aspettative più ancorate, cambiamenti strutturali, errori di misurazione dei divari, efficacia delle risposte di politica o non linearità — sono spiegazioni da verificare, non fatti equivalenti in ogni economia. {source:frbsfOriginalPhillipsCurve2021} {source:frbsfPhillipsCurveStressTest2019}
Distinguere inflazione salariale, dei prezzi e capacità inutilizzata
Prima di confrontare due grafici, controlla la variabile sull’asse verticale. La crescita dei salari nominali non coincide con l’inflazione dei prezzi al consumo. Anche il costo del lavoro per unità di prodotto dipende dalla produttività: se il prodotto per ora aumenta, i salari possono crescere più rapidamente senza che il costo per unità salga nella stessa misura. Il CPI complessivo include alimentari ed energia; alcune misure di fondo escludono voci volatili; il PCE usa perimetro e pesi diversi. Perciò le misure possono divergere anche se riguardano lo stesso periodo.
Controlla poi l’asse orizzontale. Il tasso di disoccupazione conta chi non ha lavoro, cerca attivamente e fa parte delle forze di lavoro; non include tutti quelli che vorrebbero più ore o hanno smesso di cercare. Il divario di disoccupazione sottrae un tasso di riferimento stimato. Il divario di produzione confronta il prodotto effettivo con quello potenziale stimato. Offerte di lavoro e ore lavorate descrivono aspetti diversi delle risorse. Gli indicatori possono dare segnali discordanti e una revisione del riferimento può modificare a posteriori il divario calcolato.
Infine, verifica se il grafico riguarda il livello o la variazione dell’inflazione, l’inflazione osservata o quella attesa e un orizzonte trimestrale, annuale o pluriennale. Una regressione sul livello risponde a una domanda diversa da un modello della variazione. Non trasferire un coefficiente da un paese, periodo, indice o equazione a un altro contesto senza verificarne definizioni e incertezza. Per altre misure, leggi disoccupazione U-3 e U-6, CPI, PCE e deflatore del PIL e PIL nominale e reale.
Che cosa può e non può dire la curva di Phillips
La curva aiuta a organizzare le domande su come capacità inutilizzata del mercato del lavoro, aspettative, costi di offerta e decisioni sui prezzi possano interagire. Un responsabile di politica economica o un previsore può usarla come una parte di un modello più ampio, confrontare specificazioni e chiedersi come cambiano i risultati al variare delle aspettative o delle stime di capacità inutilizzata. La Federal Reserve Bank of San Francisco descrive sia l’utilità del quadro sia le discussioni sulla sua interpretazione e capacità previsiva. {source:frbsfPhillipsCurveBasics2008} {source:fedPhillipsSlopeReview2024}
Non dice che l’inflazione scenderà sempre quando la disoccupazione sale, che una disoccupazione bassa implichi un preciso tasso d’inflazione o che una banca centrale possa mantenere per sempre meno disoccupazione accettando più inflazione. Non dimostra nemmeno che uno shock di offerta sia temporaneo, che le aspettative siano ancorate o che una misura di capacità inutilizzata sia quella giusta. Servono prove ulteriori rispetto al nome della curva o a una linea adattata ai dati storici.
Quando si cita una curva di Phillips, chiediti quale misura dell’inflazione e della capacità inutilizzata sia stata scelta, come sia stato stimato il riferimento, se siano incluse aspettative e shock, e quale periodo e orizzonte siano analizzati. Chiediti anche se il risultato è una correlazione, una stima del modello o una previsione e quanto sia incerto. Così il diagramma diventa un’affermazione economica verificabile, non un menu di politica valido sempre.
Domande frequenti
Q1Una disoccupazione più bassa significa sempre più inflazione?
No. Un mercato del lavoro teso può aggiungere pressioni sui prezzi in alcuni contesti, ma incidono anche aspettative, shock di offerta, produttività, decisioni sui prezzi e politica monetaria. Il rapporto può essere debole, ritardato o nascosto in un determinato campione.
Q2Una banca centrale può ridurre per sempre la disoccupazione accettando più inflazione?
Non secondo la spiegazione standard che include le aspettative. Se lavoratori e imprese incorporano la maggiore inflazione in salari e prezzi, la curva di breve periodo può spostarsi mentre la disoccupazione torna verso un livello sostenibile. Quel livello è incerto e il quadro non è una regola precisa di politica economica.
Q3La curva di Phillips è sempre un grafico di CPI e disoccupazione?
No. È una possibile versione empirica. Lo studio originario riguardava crescita dei salari e disoccupazione; le versioni successive possono usare prezzi al consumo, aspettative e altre misure di capacità inutilizzata. Prima di interpretare un grafico, controlla assi, orizzonte e modello. ---
Fonti e approfondimenti
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Nell’esempio con aspettative, che effetto ha un divario negativo della disoccupazione se β è positivo e la formula sottrae β moltiplicato per il divario?
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