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Credit-to-GDP gap: che cosa misura il divario credito/PIL

Scopri come si calcola il credit-to-GDP gap, che cosa significa uno scarto di 9 punti percentuali, come BIS stima il trend e perché non è un allarme automatico di crisi.

In questa guida1. Il gap misura una distanza dal trend

Breve sintesi

Il credit-to-GDP gap è la differenza tra il rapporto credito/PIL osservato e il suo trend di lungo periodo, espressa in punti percentuali di PIL. La serie comparabile della BIS riguarda il credito al settore privato non finanziario, cioè famiglie e imprese non finanziarie, non il debito pubblico. Un gap positivo può aiutare a leggere l’accumulo di credito, ma non è una soglia di indebitamento sostenibile né un conto alla rovescia verso una crisi.

1. Il gap misura una distanza dal trend

Il punto di partenza è il rapporto tra credito e PIL: il credito incluso nella misura diviso per il PIL nominale e moltiplicato per 100. Il credit-to-GDP gap sottrae a quel rapporto il trend di lungo periodo stimato. Se il rapporto osservato è pari al 152% del PIL e il trend al 143%, il gap è +9 punti percentuali di PIL.

La distinzione tra punti percentuali e percentuale evita un equivoco comune. Nove non significa che il credito sia cresciuto del 9%, né che il tasso applicato ai prestiti sia del 9%. Indica la distanza fra due rapporti espressi nella stessa unità. La panoramica BIS sul credit-to-GDP gap presenta l’indicatore come scostamento dal trend di lungo periodo e ne descrive l’uso nell’analisi del ciclo del credito.

2. La copertura del credito conta

La serie BIS costruita per confronti internazionali coerenti riguarda il credito totale al settore privato non finanziario: famiglie e imprese non finanziarie. Può provenire da banche o intermediari non bancari, nazionali o esteri. Il credito al governo resta fuori da questa misura. I metadati della base BIS sul credito privato descrivono definizioni e perimetro.

Nel calcolo trimestrale, il numeratore è il debito in essere a fine trimestre; il denominatore è la somma del PIL nominale degli ultimi quattro trimestri. Non si tratta quindi dei nuovi prestiti erogati nel singolo trimestre. Il rapporto può cambiare se varia il debito, ma anche se cambia il PIL nominale: una crescita del denominatore può ridurre il rapporto senza che lo stock di debito diminuisca.

3. Un calcolo ipotetico in punti percentuali

Consideriamo numeri inventati, utili solo a mostrare il calcolo. Il rapporto osservato è 152% del PIL e il trend stimato è 143%. La sottrazione è 152% − 143% = +9 punti percentuali di PIL. Il segno più indica che il rapporto si trova sopra il trend stimato.

Il risultato non è una crescita del credito del 9% nel periodo considerato e non dimostra che famiglie o imprese siano indebitate oltre una soglia sostenibile. Per interpretarlo, annota il trimestre, la definizione del credito, la misura del PIL e la versione della serie. Quando cambia uno di questi elementi, può cambiare anche il gap.

Registrazioni di credito astratte scorrono verso una linea di base regolare, con uno scarto curvo verso l’alto
Illustrazione concettuale del rapporto credito/PIL che si porta sopra il trend di lungo periodo.

4. Il trend BIS usa un filtro retrospettivo

Il trend pubblicato dalla BIS è stimato, non osservato direttamente. La metodologia usa un filtro Hodrick–Prescott (HP) unilaterale sui dati trimestrali, con lambda pari a 400.000. Un filtro unilaterale guarda solo alle informazioni disponibili fino alla data stimata, senza usare dati futuri. Prima di produrre la serie comparabile, la BIS richiede inoltre dieci anni di dati. La metodologia BIS per il credit-to-GDP gap illustra queste scelte.

Il filtro costruisce un riferimento statistico a partire dalla storia del rapporto, ma non individua una linea naturale già presente nei dati. Il parametro scelto, la lunghezza della serie e il suo punto iniziale contribuiscono al risultato. Perciò date, campioni e metodi differenti possono produrre trend diversi.

5. Le stime storiche possono essere riviste

Il carattere unilaterale non rende definitivo il trend. Quando arrivano nuove osservazioni trimestrali, la stima del trend per i periodi precedenti può spostarsi. Anche le revisioni di credito o PIL, una storia breve, il punto di partenza della serie e le discontinuità nei dati possono modificare il gap. I dieci anni richiesti dalla BIS riducono il problema di un campione molto corto, ma non eliminano l’incertezza.

Di conseguenza, un dato storico già pubblicato può essere aggiornato senza che sia cambiato ciò che accadde allora. Per confrontare due pubblicazioni, usa la stessa versione dei dati, se disponibile, e indica la data a cui ti riferisci. La nota BIS sui limiti di misurazione del gap invita a interpretarlo come indicatore stimato, non come misurazione diretta del “credito in eccesso”.

6. Basilea lo usa come riferimento comune

Il quadro di Basilea usa il gap come riferimento comune quando le autorità valutano le decisioni sulla riserva di capitale anticiclica. Questo strumento di politica macroprudenziale riguarda la risposta ai rischi del ciclo del credito. Tuttavia, il gap non attiva automaticamente una modifica della riserva: le autorità applicano il proprio giudizio e considerano anche altri indicatori. La guida di Basilea sulla riserva di capitale anticiclica chiarisce che il gap è un riferimento, non una regola rigida.

Questa distinzione conta quando si legge un valore elevato o basso. Il dato può contribuire alla valutazione del credito, ma non sostituisce l’esame della struttura dei mercati, delle condizioni dei prestiti e degli altri segnali disponibili. Una cifra isolata non rivela la decisione di un’autorità.

7. Non è una soglia di sicurezza o una previsione di crisi

Il credit-to-GDP gap è un indicatore di vulnerabilità potenziali associate all’espansione del credito. Non stabilisce quanto debito sia sostenibile, non assegna una probabilità né una data a una crisi e non prevede insolvenze o prezzi degli attivi. Un gap ampio non garantisce che arriverà una crisi; un gap contenuto non dimostra che i rischi siano assenti. I limiti di misurazione discussi dalla BIS spiegano perché il dato non va letto da solo.

Inoltre, durante un boom del credito che persiste, il rapporto osservato può restare elevato mentre il trend stimato lo raggiunge gradualmente. Il gap può quindi restringersi anche se l’espansione non si è arrestata. Il restringimento non significa che il debito in essere sia calato o che ogni vulnerabilità sia scomparsa. Osserva anche il rapporto, la composizione del credito e il PIL nominale.

8. Confrontalo con misure che rispondono a domande diverse

Prima di confrontare due gap, verifica chi è incluso nel credito, a quale data è misurato il debito, quale PIL entra nel denominatore, quale metodo stima il trend e se i dati sono stati rivisti. I confronti internazionali sono utili solo quando frequenza e definizioni sono abbastanza coerenti. Due numeri simili possono derivare da coperture diverse.

Per distinguere i concetti vicini, consulta il rapporto debito/PIL, che mette in relazione debito e produzione; il deposit beta e la trasmissione dei tassi Fed ai depositi, che riguarda la trasmissione dei tassi; e il divario del prodotto e PIL potenziale, che confronta produzione osservata e capacità stimata. Sono misure complementari, non sostituti del credit-to-GDP gap.

Domande frequenti

Q1Un gap di +9 significa che il credito è cresciuto del 9%?

No. Nel calcolo 152% meno 143%, il risultato è +9 punti percentuali di PIL. Misura la distanza dal trend, non la crescita del credito.

Q2Perché il gap storico può cambiare?

Il filtro unilaterale stima il trend usando le informazioni disponibili a ciascuna data. Nuovi dati, revisioni di credito o PIL, campioni brevi e discontinuità possono modificare le stime passate.

Q3Se il gap si restringe, il rischio di credito è scomparso?

Non necessariamente. Durante un boom persistente, il trend può raggiungere il rapporto osservato e ridurre il gap. L’indicatore non descrive da solo tutto il debito né ogni vulnerabilità.

Fonti e approfondimenti

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